Wojtyla Land - ascoltando i giovani

Wojtyla Land - ascoltando i giovani
Il tempo nella neve e freddo polare della Cracovia (Krakow) passa velocemente.
E' già finita una settimana dall'arrivo per la visita straordinaria, ho finito la visita alle quattro case nella città di Krakow. Tutto nei posti, dove Karol Wojtyla ha vissuto tra il 1938 e 1944, lavorando, studiando e facendo il discernimento come nostro parrocchiano a Debniki.
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Sono per la sesta volta in Polonia, due volte durante il comunismo, ora per la quarta volta dopo il 2005. La visita straordinaria finisce solo il 15 aprile.
Capire la lingua polacca non è difficile,
però capire la situazione, cultura, mentalità e cambi odierni è molto difficile.
Perciò tutto il tempo è tempo di ascolto, domande.
Chiedo tutto, mi sforzo a capire i contrasti o contradizzioni apparenti.
Krakow - una diocesi con più di 2100 sacerdoti, 2700 suore religiose, 200 frati religiosi, 142 seminaristi diocesani e 510 seminaristi delle diverse congregazione religiose. Ci sono circa 9000 matrimoni ogni anno e 20.000 battesimi. In tutte le scuole si insegna il catechismo secondo il concordato. Solo nella diocesi di Krakow abbiamo sette comunità religiose salesiane. Nonostante tutto ancora 40% della popolazione viene alla Mesa domenicale regolarmente.
Krakow - ascoltando il consiglio ispettoriale dei giovani, alcuni volontari missionari, la realtà però cambia velocemente. Anche se abbiamo ancora 90% della popolazione battezzata in Chiesa cattolica, i giovani scappano dalla Chiesa istituzionale, fino all'animosità e odio dichiarato.
Quando ho chiesto le sfide principali della Chiesa, come la vedono i giovani (impegnati nel movimento giovanile salesiani, proveniente dai nostri oratori, scuole o dal volontariato)
- Ci vuole un terremoto per svegliare i leader della Chiesa, per essere più vicino alla gente.
- Ci vuole svegliare la gente, per vivere la fede in modo più personale, non aspettando che cosa dice il loro parroco.
- Ci vuole più attenzione ai giovani nelle parrochie. Anche se sono tanti sacerdoti, la pastorale giovanile, come la concepiamo noi, non è molto conosciuta.
Ci sono tante sfide, accumulate negli ultimi 20 anni, dopo il passaggio dal comunismo alla società libera:
- stare più vicino ai giovani poveri (con la formazione professionale, oratori aperti)
- ascoltare veramente i giovani, sapere accompagnare i giovani oltre 18 anni, non solo i ragazzi
- un calo vocazionale molto rapido negli ultimi 5 anni, specialmente per la vita religiosa,
anche se in alcune diocesi ancora cresce il numero dei seminaristi. Ora non vengono come prima dai gruppi deiministranti, ma piutttosto dai gruppi di preghiera...
Si, come in tutto il mondo anche in Wojtyla Land, Krakow, la gioventù, la cultura giovanile cambia e noi siamo chiamati come Don Bosco camminare con loro, con fede, pazienza e coraggio.
Beato Giovanni Paolo II, ora per noi!